Questo è un articolo che ho scritto per AmyResource

Da quando è stato creato, l’Amiga ha potuto contare su di un innovativo sistema operativo integrato al sistema; le sue caratteristiche sin dall’inizio multimediali (quando l’Amiga entrò in produzione, il termine ancora non esisteva) lo resero il sistema operativo degli smanettoni, a differenza dei Macintosh, nei quali tuttora non esiste una linea di comando, e dei PC IBM compatibili, dove si poteva scegliere tra una orrida interfaccia a caratteri (ovvero MS-DOS) o una grezza e rudimentale interfaccia grafica (Windows) sempre basata sul MS-DOS: le prime versioni di Windows erano poco più che un esperimento.

Nel passare degli anni, le varie piattaforme hanno subìto ciascuna una propria evoluzione: il MacOS è rimasto comunque un sistema operativo per chi non vuole avere orpelli e complicazioni mentre i PC hanno avuto un miglioramento progressivo di DOS e Windows sino a passare all’arcinoto Windows 95, integrazione dei due ambienti con pregi e difetti vari; e l’AmigaOS?

Purtroppo, l’Amiga è stata posseduta da un’azienda in cui la sezione di marketing non ha mai eguagliato l’eccellenza della sezione di ricerca e sviluppo, anzi, è risultata essere una palla al piede; progetti innovativi furono accantonati, ci furono notevoli ritardi nella commercializzazione di prodotti già esistenti (vedi la release 2.1 del sistema operativo, l’AGA, il 4000…) unite a mediocri politiche di distribuzione.

Tutto ciò non ha influenzato più di tanto il sistema operativo di Amiga, per fortuna: il susseguirsi delle varie release sino alla 3.1 ha permesso di avere un AmigaOS al pari coi tempi.

Il vero guaio fu il fallimento della Commodore: di conseguenza, anche lo sviluppo di AmigaOS venne interrotto. Fortunatamente, il nostro sistema operativo era abbastanza avanti nei tempi e consente in ogni caso una fortissima personalizzazione dell’ambiente: ciò ha consentito alla piattaforma di sopravvivere alla sua casa madre.

Le successive acquisizioni di Amiga da più aziende non ha ancora portato, dopo circa 6 anni dall’ultima release dell’OS, ad una nuova versione di quest’ultimo; in molti punti, quindi, AmigaOS presenta lacune rispetto a ciò che forniscono i moderni sistemi operativi, a partire da un supporto integrato del TCP.

Dobbiamo ringraziare quasi esclusivamente la marea di programmatori Amiga che, tramite Fred Fish prima ed Aminet poi, hanno permesso ad Amiga di continuare ad aggiornarsi in qualche modo.

Il problema maggiore rimane la potenza dell’hardware, alla quale le varie espansioni come schede grafiche ed acceleratrici comunque non danno una soluzione definitiva a causa di prestazioni e costi: un qualsiasi PC o MAC costa notevolmente meno di un Amiga ben espanso e comunque offre maggiori prestazioni in quasi tutti i campi.

Ciò che, a mio avviso, non allontana ancora gli ultimi amighisti dal proprio computer, è proprio il sistema operativo. Sperando nel futuro PowerAmiga, possiamo ancora avere molte soddisfazioni da AmigaOS, ed in questo articolo cercheremo di dare tutte quelle indicazioni che vi potranno avvicinare alla soddisfazione massima, allo sfruttamento massimo del SO (per quanto ci è possibile)…!

Noi della Interactive abbiamo pensato di offrire un “Survivor Kit”, composto di quest’articolo con i consigli che contiene e con una suite di programmi e patch vari, che daranno maggiore potenza e flessibilità al nostro amato computer.

Per prima cosa, vorremmo dare alcuni, pochi consigli su cui vanno poi “applicati” gli altri: innanzitutto dovreste procurarvi, se avete una versione del sistema operativo inferiore alla 3.0, l’aggiornamento ufficiale di ROM e software di base alla versione 3.1; chi ha il 3.0 non ha moltissimi vantaggi ad affrontare l’aggiornamento a 3.1, è comunque una spesa da tenere in considerazione. Se avete il 2.0, avete ancora qualche possibilità di avere soddisfazioni, se invece perseverate con l’1.3 (ma dubito che ci sia qualche lettore che lo usi ancora, quindi è una discussione accademica), beh… contenti voi… Altro avvertimento è di non esagerare con i vari programmi e patch di aggiornamento, se non avete abbastanza memoria: è inutile avere un Workbench stupendo e pieno di funzionalità se poi non si ha nemmeno la RAM disponibile per far partire una qualunque applicazione di produttività…

Infine, una considerazione sulla “filosofia” di come vengono proposti i vari tool di aggiornamento: vi sono alcune eterne polemiche e dibattiti su che tipo di icone siano più belle, se usare o no la MUI, se installare quel patch invece di quell’altro, ecc.

Noi non vogliamo inserirci in tali polemiche, piuttosto vogliamo consigliare tutti quei programmi che, bene o male, hanno fatto la storia nei programmi di Amiga e che consentono un reale miglioramento delle prestazioni: puntualmente, verranno indicati pregi E difetti.

Ora, date le debite premesse, possiamo entrare nel vivo dell’articolo, e cominceremo analizzando una delle principali categorie di programmi per migliorare AmigaOS

Commodity totali

Sino a qualche anno, venivano proposte tantissime utility varie per migliorare un singolo aspetto del sistema operativo: ad esempio l’utility che permette il cut & paste anche nei gadget stringa, quella che cambia la forma dei gadget, quella che mette un’orologio nella barra dello schermo, e così via continuando con decine e decine di utility.

Prese singolarmente, sarebbero tutti programmi interessanti per migliorare il sistema, ma una volta che si riempiva il cassetto WBStartup di queste utility, venivano fuori i dolori: sprechi di memoria e conflitti tra patch. In seguito, l’introduzione di MCP e MagicCX hanno quasi abolito questa situazione, diventando delle grosse commodity che offrono all’interno un insieme di tutte quelle singole utility. Ancor prima di questi due programmi vi erano altri tool più semplici ma comunque potenti come Yak, in seguito sono però stati abbandonati.

Tra MCP e MCX (nome corto di MagicCX), quello che offre più migliorie è MCP, tra l’altro è freeware mentre MagicCX è shareware; a bilanciare la situazione, vi è il fatto che MagicCX è normalmente più stabile di MCP, ed i patch proposti sono testati a lungo prima di essere resi pubblici. MCP è quindi una grossa accozzaglia di patch vari, ma fa comunque il suo dovere, venendo definitivo come “madre di tutte le utility”.

Docks e menu Strumenti

Gli hard disk degli utenti Amiga sono tipicamente affollati di programmi e utility varie, di ogni genere e dimensione. Di questi, molti programmi vengono eseguiti più spesso, e usando la normale interfaccia del Workbench aprendo cassetti ovunque, si perderebbe molto tempo per arrivare ad un programma e lanciarlo.

Da NeXT Step, un sistema operativo “UNIXofilo”, si è così preso il concetto di docks, ovvero di barre di icone, dove ad ogni icona corrisponde un dato programma.

E’ così immediato clickare in una di queste icone per lanciare l’applicazione desiderata, dando anche la possibilità di trascinare un oggetto, come un testo od un’immagine, sull’icona stessa per far lanciare il programma con argomenti gli oggetti che vi sono stati trascinati.

Il Workbench standard consente di mettere e fissare nella finestra principale le icone dei programmi che stanno dentro a cassetti, tuttavia in questo modo, trascinando fuori dalle directory molti programmi, si affolla inutilmente il desktop.

Tool Manager è il principale strumento per avere dei docks nel Workbench, e non solo: esso permette anche di aggiungere delle voci al menu Strumenti (Tools nei Workbench non localizzati), delle icone nel desktop ed altro. Tra tutti i programmi della categoria, rappresenta senz’altro il migliore.

Linee di comando e console

La Shell di Amiga è molto potente e versatile, e si avvicina molto ad alcune shell tipiche degli UNIX; essa è completamente integrata con le altre due tipiche interfacce Amiga, ovvero il Workbench e l’ARexx, a differenza di quanto avviene con Windows 95 dove non esiste una shell vera e propria ma una rozza linea di comando offerta dal DOS; gli utenti di Macintosh non sanno nemmeno cosa sia una linea di comando, perché… non ce l’hanno!

Tuttavia la console di Amiga può essere migliorata: ad esempio, non gestisce il review di ciò che era stato mandato precedentemente in output, non gestisce il completamento automatico dei nomi, non gestisce menu, manca di alcune facilitazioni nella scrittura della linea di comando, e altre cosucce.

A questo pone soluzione il mitico KingCon, un console ben più potente di quella di sistema (la console è ciò su cui si poggia la shell, ovvero la finestra dove scriviamo con ciò che offre).

Offre tutto ciò che si è detto poco sopra mancare alla console standard: menu, completamento nomi, ecc. Una volta installata, un esempio della potenza offerta è dato dal fatto che scrivendo la prima parte del nome di un comando o di una directory e poi spingendo il tasto tab, la console ci completa automaticamente il nome o ci dà una lista delle possibili scelte se vi è più di un oggetto con quelle lettere iniziali.

Vi sono poi programmi che rimpiazzano la shell, come ZShell, che offre dei comandi interni, comunque riteniamo la combinazione shell di sistema + KingCon la migliore soluzione.

Una nuova console è anche VincEd, orientata all’editazione, ancora è però piuttosto instabile in alcuni sistemi e attendiamo una sua effettiva maturazione prima di consigliarla vivamente.

Scheduling

L’AmigaOS, sin dalla nascita, offre un multitasking preemptive, che per un computer a cpu singola è la migliore forma di multitasking (rimane tuttora insuperato il multitasking Amiga nella serie dei personal computer).

Il tutto si basa sul tempo macchina messo a disposizione ad ogni singolo programma (task) sul totale dei programmi, si hanno ovvero le priorità.

Un task che ha priorità 10, ad esempio, ha a disposizione più tempo macchina di quanto ne abbia un task con priorità 5.

Le priorità permesse da Exec (è il sistema centrale del sistema operativo che gestisce questo meccanismo) vanno da -128 (ovviamente la più bassa) a 128.

La priorità di default è 0, e normalmente non si va oltre 10 o 15; solo task critici, facenti parte del sistema, hanno normalmente priorità molto alte, come l’input.device. Il meccanismo in sé è eccellente, però rimane un piccolo problema di fondo: i task, durante la loro “vita”, normalmente non cambiano priorità, e se quindi le condizioni del sistema mutano, tale priorità non viene adeguata.

Eliminando da subito tanta teoria e passando ad un esempio, si può pensare ad una shell in cui vengono scompattati dei grossi archivi; se si vuole fare qualcos’altro allo stesso tempo, ad esempio navigare nel web con un browser, si avranno delle difficoltà, perché lha si prende tanto tempo macchina e ne lascia poco al browser.

A problemi simili pone rimedio Executive, un gestore di scheduling di derivazione UNIX, che cambia dinamicamente le priorità dei task.

Se vogliamo infatti concentrarci nella navigazione, lasciando la scompattazione dell’archivio come funzione in background, dovremmo manualmente abbassare la priorità di lha con il comando ChangeTaskPri od uno dei numerosi “monitor” di sistema, per poi rialzargliela quando abbiamo terminato la consultazione del web.

Executive fa questo per noi, aumentando la priorità del task su cui siamo impegnati al momento ed abbassano quella degli altri.

Questa è una semplificazione voluta di ciò che fa Executive, ma a noi interessa solo avere una migliore gestione del multitasking.

Memoria virtuale

Una mancanza nell’AmigaOS che può anche essere non considerata tale è la gestione della memoria virtuale, meccanismo che consente di oltrepassare i limiti della RAM utilizzando un supporto come il disco rigido. Diciamo che può anche non essere considerato un limite, perché in effetti AmigaOS è così parco di richieste, ovvero fortemente ottimizzato, che in ogni caso la memoria richiesta dai programmi è generalmente inferiore ad un analogo programma per altre piattaforme.

Ciò significa che con 2MB soltanto di memoria è comunque possibile lanciare programmi di produttività come ad esempio un foglio elettronico, anche se normalmente gli utenti Amiga hanno ben più di 2MB (ciò è determinato dalla tendenza degli amighisti a sfruttare intensamente il multitasking lanciando più programmi).

Possiamo quindi dire che avendo 16MB di RAM, difficilmente si avranno degli “Out of memory”, a meno che non si faccia della computer graphics o elaborazione su ingenti quantità di dati.

Vi può comunque essere l’esigenza di avere a disposizione più memoria, senza però avere convenienza nell’espandere fisicamente la RAM; questo è ad esempio il caso di colui che effettua sporadicamente dei rendering voraci di memoria.

L’AmigaOS però, in tal senso, non aiuta: altri sistemi operativi hanno internamente un gestore di memoria virtuale, ma possiamo anche noi disporne utilizzando GigaMem (che però è commerciale), disponibile da anni, o VMM (quest’ultimo utilizza la MUI per il programma di preferenze).

Ci sentiamo di consigliare VMM perché più recente ed aggiornato, ma GigaMem fa anche lui bene il suo dovere, tutto sta nel vedere se riuscite a trovarlo da qualche distributore…

Requisito fondamentale è comunque la MMU, che non è integrata in tutte le CPU 68k (in particolare il 68000 non ce l’ha, mentre le altre CPU la hanno solo se all’interno non hanno la sigla EC; il 1200 liscio, ad esempio, non dispone di MMU).

Per sapere se disponete della MMU, dovete utilizzare il comando ShowConfig e vedere se nella prima riga, dove è indicato il processore, è presente la sigla MMU.

Bisogna poi avere sufficiente spazio su disco, tanti MB quanti quelli che si vogliono avere di memoria virtuale. L’ideale è approntare una piccola partizione, così la velocità della memoria virtuale è più alta: il gestore di memoria non deve infatti passare attraverso il file system per scrivere e leggere nel file di swap.

File System e multiutenza

Il normale file system di Amiga, il Fast File System, è mediamente adatto ad ogni situazione.

Il guaio è quando si hanno partizioni maggiori di 2GB, per il quale il FFS non ha supporto adeguato.

L’Amiga International ha sviluppato una versione a 64 bit del FFS che risolve questo problema e che, in combinazione con il nuovo scsi.device sempre di Amiga International, consente anche di superare la barriera dei 4GB di dimensione massima del disco rigido.

Per chi volesse invece maggiore velocità (il FFS è lentino, soprattutto senza cache varie) può acquistare il file system commerciale Ami File System (AFS), che oltre ad incrementare la velocità di lettura e scrittura, elimina il meccanismo della svalidazione.

Per svalidazione si intende quella procedura per cui il file system, detto in soldoni, cerca di ricomporre la struttura del disco in seguito ad un reset (normalmente un crash) durante una scrittura nel supporto.

Per grosse partizioni, il FFS è piuttosto lento nell’effettuare quest’operazione, AFS invece adotta un suo sistema per aggirare questa perdita di tempo. L’AFS, inoltre, ha delle routine interne per cercare di preservare il più possibile il supporto dalla frammentazione.

Tuttavia, AFS non è più supportato, ed in certi casi può fare grossi danni: il guaio è che l’unico tool di manutenzione di dischi che si può utilizzare con AFS è DiskSalv (anch’esso commerciale) e comunque solo parzialmente. Tool di undelete e deframmentazione non ci sono.

Chi necessitasse del supporto della multiutenza, concetto tipicamente UNIX, può ricorrere al MultiUser File System, che richiede, per l’installazione e l’uso, una certa conoscenza di concetti UNIX ed una buona maneggevolezza nel “trafficare” con cambi di file system.

In definitiva, è un tool per esperti, che è praticamente esente da bachi e idiosincrasie.

In futuro non è detto che non si faccia un articolo interamente dedicato a questo file system.

WBStartup

E’ nota a tutti la funzione del cassetto WBStartup, ovvero quella di lanciare programmi all’avvio del computer; spesso, si tende a riempire questo cassetto di programmi vari (ad esempio quelli indicati in questo articolo), determinando così una notevole diminuzione di memoria.

Può essere quindi utile un programma che gestisca questo cassetto, lasciando decidere se al boot successivo si deve lanciare o no una certa utility e, per ciascuno dei due casi, adattando la situazione del cassetto di conseguenza.

Un programma che permette ciò è WBStartup+, che crea due cassetti all’interno di WBStartup, uno per i programmi abilitati ed uno per quelli da non lanciare; il tool vero e proprio è l’unico programma che viene lanciato da WBStartup realmente dal Workbench, agli altri ci pensa WBStartup+ stesso.

Desktop alternativi

Per chi vuole radicalmente cambiare l’aspetto e la funzionalità del Workbench, ed è disposto a comprare un programma commerciale, consigliamo senza dubbio il già citato Dir Opus, che è il file manager più potente a disposizione per qualsiasi piattaforma – lo possiamo dire, è un dato di fatto.

Esso può lavorare come rimpiazzo del Workbench ed è adatto per chi ha necessità di gestire notevoli quantità di dati e comunque per chi vuole un desktop più aggiornato con i tempi; è infatti usabile altrettanto bene quanto, se non di più, Windows 95.

Dir Opus integra al suo interno il concetto di docks, fornendone un’implementazione a nostro parere migliore e ancor più integrata con il sistema di Tool Manager.

Viene offerto anche il concetto di gruppo di applicazioni, in stile Windows 3.x, che in taluni casi può essere decisamente utile (a differenza di quella già citata versione di Windows, dove il gruppo era la principale interfaccia proposta con i programmi).

Dir Opus inoltre gestisce direttamente gli archivi, mostrandoli come normali lister (sono le directory offerte da Dir Opus, dove si possono mostrare i file tramite icone, in modalità nome ed in modalità icone + azione).

Offre inoltre un client FTP integrato, ed anche in questo caso i siti FTP vengono mostrati come directory del proprio desktop.

Sono da tempo in preparazione dei progetti non commerciali e forse anche un po’ meno ambiziosi di Dir Opus (a cui chi scrive assegna un bel 10); ci riferiamo a ScalOs e MBench, ancora in versione beta. ScalOs sembra più promettente di MBench, dobbiamo però aspettare che entrambi escano in versione definitiva per dare un giudizio definitivo.

Conclusione

Dopo aver esaminato alcune aree di intervento per migliore il proprio Amiga, riteniamo opportuno rimandare alla prossima puntata un approfondimento delle stesse ed una trattazione di altre categorie, tra le quali: icone, fonts, gestione di file, interfacce utente alternative, gestione della clipboard nonché altri patch di contorno.

In particolare, abbiamo scelto di dedicare una puntata apposita per le icone e le gui alternative poiché esse rappresentano un importante aspetto estetico del sistema operativo.


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